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Il calore come potente alleato per sconfiggere il tumore

Prevenzione Tumori, anno XXV, n. 05, maggio 2018

Il calore come potente alleato per sconfiggere il tumore: è questo il principio su cui si basa la tecnica dell’ipertermia oncologica, che oltre ad un’importante funzione di stimolazione immunitaria (ovvero favorire il potenziamento del sistema immunitario che permette al corpo di difendersi da solo dagli agenti patogeni e dalla proliferazione cellulare incontrollata) agisce nel contempo sulle cellule tumorali, notoriamente sensibili al danno termico, che si indeboliscono fino a morire definitivamente.

La tecnica di ipertermia localizzata a radiofrequenze, che viene applicata in una o più zone definite dell’organismo, è stata messa a punto a partire dagli studi effettuati negli Stati Uniti a fine anni 70 dal ricercatore e chirurgo vascolare americano Harry Le Veen, ed introdotta successivamente in Italia per la prima volta dal Professor Paolo Pontiggia, che ha fondato il Centro di Ipertermia Oncologica e Terapie Integrate di San Genesio ed Uniti (Pavia).

La tecnica di ipertermia total-body, invece, che, come dice la parola stessa, permette il riscaldamento di tutto il corpo trae origine dagli studi di un fisico tedesco, Manfred Von Ardenne, che ha perfezionato le prime apparecchiature a raggi infrarossi lunghi. “Il percorso terapeutico offerto al paziente abbina tre tipi di approcci – spiega la dottoressa Elisabetta Pontiggia – e cioè ipertermia oncologica, stimolazione immunitaria e nutrizione, supportando in modo completo ed integrato l’organismo del paziente, il suo sistema immunitario (spesso fortemente indebolito dai trattamenti di chemioterapia e radioterapia) ed interagendo con i meccanismi che ostacolano la proliferazione cellulare incontrollata e la disseminazione della malattia che sono tipiche delle patologie neoplastiche.

“Radioterapia e chemioterapia possono risultare utili da una parte, ma il rovescio della medaglia è che hanno dei pesanti effetti collaterali sul sistema immunitario, che è l’aspetto in cui il paziente oncologico deve essere maggiormente supportato, anche perché il tumore stesso tende a creare immunodepressione, e quindi la malattia ha strada facile perché vengono utilizzate delle sostanze che deprimono il sistema immunitario dell’ospite, e pertanto le stesse cure che vengono fatte per sconfiggere il tumore vanno ad indebolire l’immunità del paziente”.

I trattamenti di ipertermia non vengono praticati in alternativa alla radio e/o chemioterapia ma più spesso vengono affiancati all’interno di percorsi terapeutici integrati che, grazie alle sinergia e al potenziamento reciproco di sostanze citotossiche, radiazioni e calore, consentono di ottenere risultati terapeutici più validi e, altrettanto importante, più stabili nel tempo. “Un altro aspetto di cui ci occupiamo è l’ampio discorso del counseling nutrizionale – continua la dottoressa -, e quindi tutto quello che può essere fatto sia sul paziente già affetto da tumore, sia in un’ ottica preventiva, per quelle persone che sono esposte a rischio per svariate cause, che siano genetiche o di esposizione ambientale”.

Il Centro di Ipertermia Oncologica e Terapie Integrate di San Genesio ed Uniti utilizza le principali tecniche ipertermiche attualmente disponibili, che sono tra loro tecnicamente differenti ma accomunate dallo sfruttare in senso terapeutico la peculiare sensibilità delle cellule tumorali al danno da calore trattandosi di cellule che, come ampiamente dimostrato in letteratura, se vengono esposte a temperature precise per un tempo corretto, subiscono una serie di alterazioni irreversibili che ne inducono la morte mediante apoptosi. Dal punto di vista tecnico, l’ipertermia oncologica si divide in due grossi rami: ipertermia total-body, e quindi riscaldamento globale di tutto l’organismo, ottenuto mediante esposizione a raggi infrarossi lunghi e ipertermia loco-regionale.

Quest’ultima è la più utilizzata in ambito clinico perché applicabile in unampio ventaglio di situazioni, dai trattamenti pre-operatori (per riduzione della massa prima dell’intervento chirurgico) ai trattamenti precauzionali post-operatori fino al trattamento delle recidive e dei pazienti metastatici. Per i trattamenti di ipertermia oncologica loco-regionale vengono impiegate apparecchiature a radiofrequenza, quindi onde elettromagnetiche (simile a quelle che fanno funzionare i forni a microonde per intenderci), mediante le quali la temperatura dei tessuti, anche contemporaneamente in più zone del corpo interessate dalla malattia, viene innalzata fino a 44°C, temperatura che viene mantenuta solitamente per periodi di 90 minuti. Questo processo di riscaldamento consente di indurre nel tessuto tumorale una serie di alterazioni col fine di favorire la morte delle cellule.

L’ipertermia total-body invece utilizza i raggi infrarossi lunghi che creano una sorta di reazione febbrile artificiale perchè viene riscaldato tutto l’organismo, una “febbre” in dotta per il tempo di durata del trattamento in grado di provocare una stimolazione positiva per il sistema immunitario, “esattamente all’opposto della tendenza attuale ed eccessiva a inibire il meccanismo della febbre – precisa la dottoressa Pontiggia – che altro non è se non un meccanismo che l’organismo mette in atto per indurre il sistema immunitario ad attivare i propri meccanismi di difesa.

Fino a settant’anni fa, prima dell’avvento degli antibiotici, il meccanismo della febbre era l’unica possibilità che l’organismo aveva per scatenare le difese dell’organismo nei confronti degli agenti patogeni, virus o batteri, con i quali veniva in contatto. Adesso questa cosa non è più necessaria perché abbiamo a disposizione gli antibiotici, ma la nostra biologia non è cambiata, e quindi un riscaldamento corporeo totale serve a stimolare il sistema immunitario e a incrementare i meccanismi di immuno-sorveglianza, permettendo alle cellule effettrici del sistema immunitario di intercettare eventuali cellule tumorali che sono circolanti, e che possono, in un’epoca successiva, dare luogo a delle metastasi”

Quindi l’ipertermia total-body ha una finalità sia di attivazione immunitaria che di prevenzione delle recidive di malattia, ma ha indicazioni necessariamente un po’ più restrittive dell’ipertermia localizzata perché, interessando l’intero organismo, la selezione del paziente è più rigorosa, richiede che ci siano condizioni generali discrete, senza problematiche cardio-vascolari di rilievo e un’età non troppo avanzata: la soglia, salvo eccezioni, è attorno ai 65-70 anni. L’ipertermia oncologica localizzata invece è un trattamento che può essere fatto anche in condizioni cliniche più impegnative e in pazienti anziani, perché in quel caso il riscaldamento non è di tutto l’organismo ma di una porzione dell’organismo.

Per quanto riguarda i trattamenti di supporto immunitario entriamo all’interno di un discorso estremamente complicato, nel senso che l’immunologia in sè è una cosa complicata, e quindi è necessario precisare che la stimolazione immunitaria è molto personalizzata da paziente a paziente. La valutazione si basa sul quadro clinico del singolo, con esami radiologici, esami del sangue, e tenendo conto anche delle eventuali patologie associate, perché spesso il paziente non ha solo il tumore ma anche altre malattie. Si fa una fotografia iniziale dello stato immunitario, passaggio indispensabile per poter procedere, perché è molto diverso agire su un paziente con uno sistema immunitario sostanzialmente efficiente oppure su un paziente che arriva dopo essere stato già trattato con diversi cicli di chemioterapia.

“Ad esempio – puntualizza la dottoressa Pontiggia – quando un paziente arriva ad un protocollo di stimolazione immunitaria e ha alle spalle magari anni di chemioterapia, chiaramente abbiamo davanti un sistema immunitario fortemente compromesso e da lì si deve inizialmente partire innanzitutto con un lavoro di ripristino per poi avviare un percorso più specifico. Diverso è il caso di un paziente di recente diagnosi, che non ha ancora iniziato il percorso di cura, con un sistema immunitario sostanzialmente nella norma”.

Altro fattore importante da segnalare è l’indicazione terapeutica ai trattamenti di ipertermia oncologica: si parte da un uso nel preoperatorio o neoadiuvante, per favorire una riduzione di massa prima dell’intervento chirurgico, poiché riducendo le dimensioni della massa, l’operazione risulterà meno invasiva e si ridurrà il rischio di recidive locali e di disseminazione di cellule dal campo operatorio. “Questo tipo di approccio viene spesso utilizzato nei tumori della mammella, programmando 5-6 sedute prima dell’intervento chirurgico. Quasi sempre non si tratta di rimandare l’intervento ma di utilizzare in modo efficace il tempo che sempre intercorre tra la diagnosi, gli esami di prericovero e la programmazione chirurgica, garantendo alla donna il percorso di cura migliore possibile”.

Altra indicazione assoluta sono i tumori del retto, della cervice uterina e, in generale, tutte le situazioni passibili di intervento chirurgico potenzialmente radicale su cui si può fare un trattamento di riduzione, anche in associazione agli usuali protocolli di radio-chemioterapia in casi selezionati.

Un altro ambito molto importante di applicazione dell’ipertermia oncologica è il consolidamento post operatorio cioè i cosiddetti trattamenti adiuvanti, che hanno l’obiettivo di agire sull’eventuale malattia residuata dalla chirurgia oppure in caso di positività riscontrata ai linfonodi loco-regionali asportati nel corso dell’intervento. Un ulteriore e vasto campo di applicazione dell’ipertermia oncologica è il paziente metastatico, cioè quello che, nonostante un percorso convenzionale, va in progressione di malattia con lo sviluppo di lesioni secondarie, più frequentemente a livello dei linfonodi, del fegato, del polmone, dell’osso e dell’encefalo. Anche in questo caso non si tratta di escludere a priori l’associazione con farmaci chemioterapici o con le nuove molecole immunoterapiche che la ricerca sempre più frequentemente sta mettendo a disposizione.

I pazienti non operabili perché anziani o perché affetti da patologie importanti (es. cardiopatia, insufficienza renale, cirrosi epatica, ecc.) sono ancora un caso a parte in quanto possono beneficiare della terapia con il calore proprio perché l’ipertermia è una cura di tipo fisico, non tossica e sostanzialmente priva di effetti collaterali, che consente pertanto un trattamento anche in pazienti che hanno delle controindicazioni riguardo ai trattamenti chemioterapici.

“Nel paziente anziano, per esempio, frequentemente la situazione cardiovascolare o altre patologie concomitanti escludono a priori la possibilità di effettuare un trattamento chemioterapico oppure controindicano l’utilizzo di molecole eccessivamente tossiche – precisa la dottoressa Pontiggia – In questi casi le tecniche di ipertermia possono essere vantaggiosamente impiegate per il controllo della malattia e dell’eventuale dolore, risultando comunque ben tollerate”.