Terapia Chelante

Che cos’è la Terapia Chelante?
La TERAPIA CHELANTE viene utilizzata da oltre 40 anni negli Stati Uniti per il trattamento dell’aterosclerosi, delle patologie degenerative e, più recentemente, nella prevenzione dei danni legati all’invecchiamento.

La TERAPIA CHELANTE sfrutta in senso terapeutico un processo elettrochimico largamente diffuso in natura, la chelazione appunto, che permette il legame tra sostanze inorganiche (come ad esempio il calcio o il ferro) e la materia organica.

La TERAPIA CHELANTE sfrutta in senso terapeutico un processo elettrochimico largamente diffuso in natura, la chelazione appunto, che permette il legame tra sostanze inorganiche (come ad esempio il calcio o il ferro) e la materia organica.

Terapia Chelante - Centro Ipertermia Oncologica e Terapie Integrate - Dott.ssa Elisabetta Pontiggia - San Genesio Pavia

EDTA: il principio attivo utilizzato nella Terapia Chelante

Il principio attivo utilizzato è l’EDTA (etilendiaminotetracetato), un aminoacido sintetico già noto, a partire dagli anni ’40, per il trattamento dell’intossicazione da piombo (saturnismo) frequente negli operai del settore metallurgico. E proprio in alcuni di questi pazienti, affetti da aterosclerosi ed in trattamento chelante per un’intossicazione professionale da piombo, fu notata per la prima volta, del tutto casualmente, l’efficacia dell’EDTA nelle patologie cardiovascolari.

Studi successivi permisero poi di confermare queste prime osservazioni, di chiarire i meccanismi di azione e di estendere ulteriormente le indicazioni al trattamento. Attualmente negli Stati Uniti oltre 1000 medici esperti in terapia chelante sono uniti nell’ACAM (American College of Advancement in Medicine), associazione che promuove la diffusione del trattamento per la cura delle patologie cardiovascolari, degenerative e dell’invecchiamento tissutale.

La TERAPIA CHELANTE è basata sulla somministrazione endovenosa di una miscela di EDTA, elettroliti, vitamine, antiossidanti che favorisce la redistribuzione fisiologica degli ioni metallo nell’organismo, oltre all’eliminazione delle sostanze tossiche (es. piombo, mercurio, cadmio) che quotidianamente introduciamo in eccesso a causa dell’inquinamento ambientale.

L’effetto preventivo della terapia chelante nei confronti dell’insorgenza di alcune forme neoplastiche è stato documentato in studi osservazionali su gruppi di pazienti sottoposti per anni a trattamento chelante rispetto ad una popolazione di controllo con i medesimi rischi di esposizione.

La rimozione dei metalli tossici e la contemporanea somministrazione di sostanze antiossidanti ripristina una corretta attività dei sistemi enzimatici che neutralizzano i radicali liberi, molecole instabili alla base di ogni processo di degenerazione e invecchiamento cellulare.

La somministrazione di EDTA contribuisce a preservare l’efficienza dei mitocondri, vere e proprie “centrali” per la produzione di energia a livello cellulare.

I benefici della Terapia Chelante

La somministrazione di EDTA, promovendo la rimozione dei radicali liberi e delle scorie del metabolismo cellulare, favorisce inoltre il mantenimento dell’omeostasi energetica cellulare attraverso una più efficiente produzione di ATP (adenosina trifosfato).

L’EDTA inoltre impedisce l’accumulo di calcio e di colesterolo a livello della parete arteriosa, innanzitutto riducendo il tasso di colesterolo LDL, il cui deposito sulla parete dei vasi innesca la cascata di fenomeni che conduce all’indurimento delle pareti arteriosa alla base delle patologie cardiovascolari (ipertensione essenziale, infarto del miocardio, ictus, ecc.).

L’azione dell’EDTA si manifesta in particolare a livello delle pareti dei piccoli vasi: un miglioramento della funzionalità del microcircolo è stata più volte documentata mediante capillaroscopia in pazienti sottoposti a terapia chelante.

Pur agendo in modo profondo sul metabolismo del calcio l’EDTA non induce osteoporosi né impoverimento delle riserve di calcio dell’organismo. Il legame con il calcio circolante determina infatti una riduzione del calcio ionico che stimola il rilascio di paratormone; il paratormone stimola a sua volta la mobilizzazione del calcio immagazzinato nell’osso.

Questo stimolo al ricambio metabolico e lo stesso EDTA inducono un’attivazione degli osteoblasti, cellule deputate alla produzione di nuovo tessuto osseo. Ne deriva nel tempo una incrementata densità ossea ed un vero e proprio effetto anti-osteoporotico.

La somministrazione di EDTA trova indicazione, insieme al trattamento nutrizionale e all’immunoterapia, nel paziente oncologico in corso di chemio e/o radioterapia; l’effetto di detossificazione, il requilibrio delle funzioni antiossidanti e il mantenimento di una corretta omeostasi cellulare permettono infatti una significativa riduzione degli effetti collaterali e una migliore efficienza del sistema immunitario del paziente.

Acquario - Centro Ipertermia Oncologica e Terapie Integrate - Dott.ssa Elisabetta Pontiggia - San Genesio Pavia


IN QUALI CASI È INDICATA?

  • supporto in corso di chemioterapia e radioterapia   prevenzione dell’aterosclerosi in soggetti a rischio (familiarità, fumo, obesità, ipercolesterolemia)
  • miocardiopatie ischemiche
  • vasculopatie cerebrali e periferiche
  • morbo di Alzheimer
  • diabete
  • steatosi epatica/cirrosi compensata
  • esposizione ambientale o lavorativa a sostanze tossiche
  • malattie autoimmuni (collagenopatie, sclerosi multipla, ecc.)
  • prevenzione dell’invecchiamento precoce
  • calcolosi renale
  • intossicazione da metalli (piombo, mercurio, cadmio)